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100 anni di Ossi di seppia

100 anni di Ossi di seppia

15 giugno 1925 - 15 giugno 2025

La raccolta poetica Ossi di seppia di Eugenio Montale compie 100 anni!
 
La raccolta venne pubblicata per la prima volta il 15 giugno 1925 a Torino da Piero Gobetti  (1901-1926), editore, ma anche giornalista, filosofo, traduttore e antifascista italiano. 
Dopo questa prima edizione, Montale attuò profonde modifiche sulla raccolta, aggiungendo e rimuovendo composizioni, spostando e rivedendo intere sezioni.
Proprio in questa raccolta, caratterizzata da un linguaggio essenziale e discorsivo, incontriamo il "male di vivere" montaliano, l'angoscia dell'uomo di fronte all'impossibilità di cogliere l'essenza della vita, tema che caratterizza tutta la produzione del grande poeta e che a distanza di un secolo non ha perso la propria attualità. 
 
Il tema dell'angoscia provocata dalla ricerca del senso all’esistenza umana e dallo scontro tra la realtà e l’aspirazione dell’uomo alla felicità, è un tema che attraversa tutta la storia della poesia e dell'arte.
Si pensi al tedium vitae lucreziano, con cui, secoli dopo, i grandi poeti europei dell'Ottocento continuano a scontrarsi, come Charles Baudelaire che cerca una via di fuga nei Paradisi artificiali, o Giacomo Leopardi che, escludendo la possibilità di fuggire, nei suoi ultimi scritti inviterà l'umanità alla solidarietà, stringendosi in "social catena".
Ossi di seppia si inserisce in questa tradizione, raccogliendo insieme l'eredità della lingua dantesca e il gusto per le parole esatte di Giovanni Pascoli
 
Meriggiare pallido e assorto
 
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
 
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
 
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
 
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
 
 
 
 
La vita è qui accostata al camminare lungo un muro impossibile da scavalcare perché cocci aguzzi di bottiglia conficcati in cima lo rendono invalicabile. Nonostante i limiti concreti della realtà, in alcuni componimenti della raccolta si trova un senso di attesa quasi magico di un cambiamento, per quanto illusorio:
 
 
Forse un mattino andando in un'aria di vetro
 
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.