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LA NECROPOLI PREROMANA DI PIAN DE LA GNELA --  Pieve d'Alpago (BL)

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LA NECROPOLI PREROMANA DI PIAN DE LA GNELA -- Pieve d'Alpago (BL)

30 novembre 2019 - 12 gennaio 2020

Mostra di immagini

inaugurazione della mostra: sabato 30 novembre 2019 ore 11,00 presso il Palazzo Municipale di Pieve d'Alpago
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I ritrovamenti archeologici di “Pian de la Gnela”, che il libro rivela e documenta, superando, per la loro
eccezionalità, i ristretti confini locali, promuovono Pieve d’Alpago a luogo essenziale, e certo speciale, della Storia.
Desidero condividere questo momento felice per il mio Comune con i volontari dell’Associazione “Circolo
Amici del Museo dell’Alpago” e con il loro presidente Eugenio Padovan, che intuirono, in anni lontani,
come il territorio di Pieve d’Alpago avesse una propria peculiare ricchezza: quella archeologica.
Una prima sostanziale svolta per la storia archeologica del Comune di Pieve d’Alpago fu la scoperta del-
la necropoli romana di Staol di Curago. Furono i racconti di un anziano, che ricordava come i contadini
locali, durante i lavori agricoli, si imbattessero in oggetti di metallo e monete di bronzo, ad indirizzare il
Circolo Amici del Museo sul pendio di Staol: qui, nel 1993 vennero alla luce le prime tombe romane, ora
esposte al Museo di Storia Naturale di Chies d’Alpago. Sotto la direzione del Soprintendente Archeologo
Luigi Malnati e della dottoressa Simonetta Bonomi, si intrapresero successive campagne di scavo con il ri-
trovamento di altre sepolture.
Non lontano da Staol di Curago, alle pendici del Monte Dolada, un nuovo importante sito: “Pian de la
Gnela”, la cui necropoli preromana è l’oggetto del presente libro.
Già nel 1991 alcuni iscritti del Circolo erano arrivati nella zona seguendo le testimonianze di agricol-
tori del posto che ricordavano il ritrovamento, avvenuto molti decenni prima, di un secchiello portato nella
chiesa di San Rocco a Curago. Sarebbero trascorsi più di 10 anni prima che si scoprisse l’area sepolcrale e si
iniziassero le indagini stratigrafiche sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologica rappre-
sentata dalla dottoressa Giovanna Gangemi e con Michele Bassetti quale responsabile di cantiere.
Nella primavera del 2000 una prima prospezione di superficie da parte dei volontari del Circolo si
concentrò su una piccola area che si aacciava su di un terrazzo e lungo un declivio, zona ricoperta da una
rigogliosa faggeta. Una lamina in bronzo, poi identificata nel 2002 come l’oggi notissima situla istoriata,
indicò la possibile presenza di una tomba e fu avvisata la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto.
Dal primo scavo dell’estate del 2002 si susseguirono fruttuose campagne di ricerca, nelle quali oriro-
no il loro volenteroso apporto e appoggio logistico i membri del Circolo Amici del Museo: Ivo Bortoluzzi,
Alessandro Pajer, Paolo Battistel, Ilvo D’Alpaos, Gianclaudio Da Re, Chiara Pellegrinotti, Daniele Zanon,
Eugenio Padovan, Erminio Mazzucco, Maria Teresa Candiani, Jessica Zanon e Nerio Zanon.
Fu vero merito della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto - allora guidata dal Soprintendente
Luigi Malnati - in particolare della dottoressa Giovanna Gangemi, credere sin dall’inizio nella possibilità
che l’area sepolcrale di “Pian de la Gnela” rappresentasse un sito di primaria importanza al quale destinare,
attraverso numerose campagne di scavo, importanti risorse e grande impegno.
Giusta riconoscenza va data ad Erminio Mazzucco, sindaco di Pieve d’Alpago per un decennio, negli
anni cruciali delle ricerche, che sempre sostenne con passione, e profonda gratitudine va espressa verso il
Ministero dei beni e delle attività culturali, la Regione Veneto, la Fondazione Cariverona e il Circolo Amici
del Museo che, nel corso del tempo, hanno finanziato in maniera cospicua i lavori di scavo.
Un grazie ai Soprintendenti, dottor Vincenzo Tinè e dottoressa Simonetta Bonomi, e alla Fondazione
Cariverona, in particolare al professor Paolo Conte, che hanno creduto in questo progetto editoriale e che
siamo certi ci accompagneranno nel prosieguo degli studi, delle indagini e nelle iniziative di promozione
archeologica del territorio.
Nell’ambito del settore Arte e beni culturali, nei territori in cui opera, la Fondazione Cariverona ha a lungo
sostenuto l’archeologia con contributi devoluti alle ricerche sul campo, al riordino dei musei specifici e alle
pubblicazioni che hanno raccolto importanti esiti delle campagne di scavo.
Con riferimento alla provincia di Belluno, nel ventennio compreso tra il 1996 e il 2015, la Fondazione
ha approvato poco meno di cinquanta delibere concernenti esclusivamente l’archeologia, distribuendo con-
tributi per circa 1.350.000 euro.
Queste risorse, relativamente modeste se paragonate alle notevoli disponibilità assicurate al settore, han-
no tuttavia permesso la continuità degli interventi in provincia, risultando spesso determinanti per la
loro completa realizzazione. Progetti, non va dimenticato, che frequentemente hanno visto accanto alla
Fondazione amministrazioni e associazioni locali come pure la Regione Veneto. Progetti sostenuti e diretti
scientificamente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto; progetti e scavi resi possibili - oltre
che dai professionisti del settore - soprattutto dal determinante impegno dei volontari, attenti e sensibili
difensori delle peculiarità archeologiche del territorio bellunese.
Territorio che, nel ventennio citato, ha rivelato sorprese di grande rilevanza grazie agli interventi di sca-
vo eettuati. Basti ricordare, limitandosi a soli cinque esempi, di quale valore siano stati per la conoscenza
della storia locale e della vasta area alto veneta, gli scavi che hanno portato alla luce l’importante sito del
Monte Calvario ad Auronzo; gli esclusivi reperti del Col del Buson e della necropoli longobarda di Palazzo
Fulcis a Belluno; l’eccellenza del sito e dell’allestimento del percorso archeologico di Noal di Sedico; le note-
voli risultanze ricavate studiando i reperti della necropoli di San Donato di Lamon.
Naturalmente non è qui possibile dimenticare - quale ulteriore eccellenza - i ritrovamenti archeologici
di “Pian de la Gnela”, oggetto degli approfondimenti interdisciplinari raccolti in questa pubblicazione. Già
in passato la Fondazione era intervenuta con un modesto contributo a sostenere il “Circolo Amici del Museo
dell’Alpago” appena scoperto il sito; ancor più convintamente essa - attraverso l’interessamento diretto del
presidente Paolo Biasi - ha risposto nel 2014 alle sollecitazioni dell’allora soprintendente Vincenzo Tinè,
aancato dal Sindaco di Pieve d’Alpago, Umberto Soccal, stanziando un contributo adeguato per l’obiet-
tivo oggi raggiunto.
Questo volume, seguito come la lunga campagna di scavi con passione e competenza dalla dottores-
sa Giovanna Gangemi, rappresenta un punto fermo nella storia dell’archeologia. Nel senso che assurge a
documentazione emblematica di un ritrovamento - la situla bronzea della tomba di “Pian de la
Gnela” - la cui rilevanza è nota non solo agli studiosi, ma anche ai non addetti ai lavori, come è
stato evidenziato dall’interesse che ha suscitato nella mostra dedicata alla terra dei veneti antichi,
Venetkens, tenutasi a Padova nel 2013.
Paolo Conte
Consigliere di amministrazione
Fondazione Cariverona.