Pier Paolo Pasolini
A cinquant’anni dalla morte
Cinquant’anni dopo il suo omicidio, avvenuto nella notte del 2 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini resta una delle figure più complesse e influenti della cultura italiana del Novecento.
Poeta, scrittore, cineasta, pittore e drammaturgo, Pasolini ha saputo raccontare la società italiana mettendo in luce contraddizioni, ingiustizie e tensioni sociali, con una voce indipendente e inquieta, capace di leggere le trasformazioni culturali e politiche del suo tempo.
La sua produzione artistica, straordinariamente variegata, va dalla poesia, con raccolte come la raccolta in friulano La meglio gioventù e la celebre Le ceneri di Gramsci, alla narrativa, con romanzi come Ragazzi di vita e Una vita violenta, che mostrano la vita delle periferie romane; dal cinema, per cui ha ricevuto numerosi premi per film come Accattone, Mamma Roma, Il Vangelo secondo Matteo e le tre pellicole della Trilogia della vita (Il Decameron, I racconti di Canterbury e Il fiore delle Mille e una notte), fino a saggi ed articoli (si pensi alla raccolta Scritti corsari), alle traduzioni e ai testi teatrali.
La sua opera è caratterizzata dalla coesistenza di impegno sociale e ricerca poetica, da un linguaggio spesso provocatorio, dalla ricerca dello scandalo e dalla capacità di far contrastare alto e basso, sacro e profano, tradizione e modernità.
Pasolini ha saputo spaziare tra i più diversi campi artistici, utilizzandoli come strumenti per dare voce agli esclusi e per denunciare le trasformazioni rapide e spesso violente della società italiana del Dopoguerra, suscitando polemiche e dibattiti con i suoi radicali giudizi critici nei riguardi dell'allora nascente società dei consumi, come più tardi del Sessantotto, e con la sua aperta sfida ai tabù dell'epoca, all'ipocrisia e alla falsa tolleranza.
In quanto intellettuale, Pasolini si sentiva libero di esprimere la sua lettura dei fatti del mondo, come si legge negli Scritti corsari, senza dover «esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca».
Per questo la sua opera continua anche oggi a stimolare riflessioni, dibattiti e polemiche, confermando l'eredità di Pasolini come intellettuale a tutto tondo, capace di stimolare il pensiero critico, osservando e interrogando la società con gli strumenti del proprio mestiere:
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere.
(Pier Paolo Pasolini, Cos'è questo golpe? Io so, Corriere della Sera, 14 novembre 1974)
Alcune opere di Pasolini nel catalogo delle biblioteche del Polo

