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26

novembre

Treviso, Biblioteca Zanzotto | Storie di processi del Sant’Uffizio nelle terre della Serenissima

Treviso, Biblioteca Zanzotto | Storie di processi del Sant’Uffizio nelle terre della Serenissima

26 novembre 2022 ore 16.00

di Michela Miraval, in collaborazione con SeLALUNA

In collaborazione con l'associazione SeLALUNA, per la rassegna Incontri con il libro e dintorni, verrà presentato il libro di Michela Miraval,  "Storie di processi del Sant’Uffizio nelle terre della Serenissima". La presentazione del libro è a cura di Filippo Conti, le letture a cura di Selaluna. È gradita la prenotazione al 0422 410840 (Biblioteca "A.Zanzotto").

Michela Miraval vive a Venezia, dove ha conseguito la laurea in Storia. ha pubblicato in Studi Veneziani del 2009. N. S. LVIII un saggio su “Celibato e sessualità degli ecclesiastici nella Venezia del Seicento”. Ha pubblicato due saggi sul pittore veneziano Lino Selvatico. Ama viaggiare, percorrendo itinerari naturalistici sia a piedi che in bicicletta. Si occupa di ambiente e della sua ecosostenibilità.

Il libro  "Storie di processi del Sant’Uffizio nelle terre della Serenissima" restituisce un pezzo di storia seicentesca del popolo della Repubblica di Venezia attraverso alcuni processi del Sant’Uffizio. Scorrono le voci più disparate: poveri popolani che spesso non sanno nemmeno scrivere il proprio nome, donne umiliate che subiscono violenze e inganni, frati noncuranti della veste talare che si insultano e si bastonano, sacerdoti che si affidano alle pratiche magiche pur di essere amati o, con la scusa dell’esorcismo, ricercano il proprio piacere, illustri patrizi veneziani che tirano i fili della regìa, dimostrando una notevole abilità sul piano politico. Sono soprattutto ecclesiastici, frati e sacerdoti insofferenti della propria vita, a comparire nel Seicento davanti all’inquisitore del Sant’Uffizio di Venezia, accusati del reato di “sollicitatio ad turpia”, perché violano il sacramento della confessione proponendo cose disoneste alle loro fedeli. Il lettore viene così introdotto in un mondo ingiusto fatto di prepotenza e di sopraffazione, in cui i deboli pagano lo scotto della loro condizione.