Ci prendevano spesso per gemelli, me e Ludo. Toccava poi a me ristabilire la verità, anche se vivevo l’obbligo di confessare come un affronto. Io ero solo il secondo, il più piccolo, la replica del primo, arrivato per caso, per sbaglio, nove mesi dopo il figlio perfetto. Ludo lasciava sempre rispondere me.
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Percepivo che la cosa lo metteva a disagio, magari in fondo gli facevo anche un po’ pena, ma di certo lui preferiva il suo posto e io glielo invidiavo. Mi chiamo Ulysse. È stata mia madre a scegliere questo nome eroico. Ho sempre pensato che questa scelta nascondesse il suo imbarazzo: ci voleva almeno questo per essere all’altezza di Ludo. Un grande nome per un misero ruolo. Ma questo non bastava a spiegare la nostra rivalità, che era molto più complessa di una semplice questione di ruoli.