Casalinghe, impiegate, studentesse, maestre, per lo più ventenni, dalla forte personalità, residenti nell’Est veronese emergono dall’oblio, dalla condizione di “invisibili”, per testimoniare il contributo dato alla lotta di Liberazione.
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Nelle note biografiche, brevi ma intense e coinvolgenti, viene svelato il loro ruolo di staffette per assicurare le comunicazioni tra le varie formazioni partigiane e l’approvvigionamento di viveri, armi e altri beni di prima necessità ai combattenti della brigata “Manara”. Molte si prendono cura di giovani sbandati o ex prigionieri alleati che vengono nascosti e aiutati. La solidarietà, il rifiuto dell’ingiustizia, l’anelito alla libertà muovono i loro passi tra sentieri impervi e strade presidiate dai nazifascisti. Il prezzo da pagare in molti casi è altissimo: arresto, violenza, deportazione e morte. La certificazione di partigiane o patriote, insieme ad altri riconoscimenti, premia i sacrifici disinteressati e la loro scelta trasmette alle nuove generazioni esempi luminosi di abnegazione e lotta contro ogni forma di violenza e sopraffazione.