Il saggio di Stella Scabelli ripercorre alcune traiettorie della fotografia di scena nel cinema italiano tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento, decenni in cui si sviluppa una tipologia di immagine sospesa tra cinema e fotografia, fotoreportage e pubblicità, schermo e rotocalco.
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Attraverso fonti frammentarie e prospettive diverse, la ricerca ricostruisce non una storia lineare, ma una costellazione di vicende in grado di illuminare dinamiche, tensioni e trasformazioni di un ambito spesso trascurato. Dagli esordi degli anni Trenta e Quaranta - con fotografie in posa fortemente legate all'estetica cinematografica - si arriva alla svolta degli anni Cinquanta e Sessanta, segnata dall'emergere di agenzie specializzate, dall'ibridazione con altri linguaggi fotografici e da una crescente diffusione mediatica. In questo contesto, l'immagine del set assume sempre più i tratti del simulacro, in bilico tra fedeltà al film e autonomia espressiva, tra rappresentazione del lavoro e costruzione del mito. "Le fotografie di scena vengono realizzate sul set durante la produzione di un film e sono destinate primariamente a rivestire una funzione promozionale all'interno di una molteplicità di canali, ma possono soddisfare anche esigenze produttive e assumere una portata documentale. Lo scatto sul set costituisce uno dei "territori" d'incontro più fecondi tra cinema e fotografia, intimamente coinvolto nelle evoluzioni storiche di cinema e fotografia"