L’ultimo miracolo è il racconto-saggio dell’ultima stagione di fiducia e speranza del secondo dopoguerra nella provincia veneta, quando i bombardieri americani annunciarono inconsapevolmente l’arrivo di una rivoluzione tecnologica, sociale e culturale destinata a cambiare per sempre il volto del Paese.
[...] Dalla civiltà contadina, solidale e religiosa, si passò a quella della fabbrica e dei consumi: la lavatrice in casa, i supermercati, la televisione, l’asfalto e il cemento armato trasformano paesaggi, abitudini, linguaggi e mentalità. Attraverso storie e memorie di un paese pedemontano, il libro segue le vicende della «povera gente» che affida alla «roba» e ai soldi la speranza di una via d’uscita dalla miseria materiale e spirituale. La trasformazione investì vita domestica, fede, lavoro, studio, viaggi, relazioni: la modernità penetrò con forza nelle scuole di massa, nelle case, nelle strade, imponendo nuovi valori e modelli. Il miracolo economico liberò dalla miseria, ma alimentò l’illusione che ricchezza e progresso potessero risolvere ogni contraddizione. Sullo sfondo, il Paese visse una metamorfosi profonda: alti esempi di eroismo e cultura convivevano con grettezza e nichilismo, perché la risposta alla storia resta sempre individuale. Emblematica la vicenda del Vajont, concentrato di fiducia nel progresso e tragedia dell’approssimazione, dove il profitto prevalse su verità e responsabilità. Nella favola finale del rovere e dello spino retico si rivela il messaggio profondo del libro: la vera crescita è quella interiore, la sola capace di orientare il futuro.