Nell'ottobre 1962 il mondo rischiò l'abisso: la Guerra Fredda spinse Stati Uniti e Unione Sovietica sull'orlo di una guerra nucleare. L'installazione di basi missilistiche a Cuba da parte dell'Unione Sovietica, guidata da Nikita Kruscev, provocò la risposta statunitense di una quarantena navale per impedire l'arrivo di missili sull'isola.
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Tra minacce e attriti, la crisi fu fronteggiata con una serrata dialettica diplomatica: un dialogo teso e continuo tra due blocchi che, grazie a trattative quasi invisibili e all'appello per la pace di Giovanni XXIII, riuscì a evitare il disastro e a riportare il conflitto su una via di de-escalation. Questa storia poteva essere raccontata "dall'interno" solo da una persona, l'uomo che fu il collaboratore più intimo del presidente degli Stati Uniti allora in carica John Kennedy, suo fratello Robert.