Al centro delle trasformazioni geopolitiche europee, i Balcani occidentali rappresentano uno dei principali nodi irrisolti della politica continentale. Zona di confine, segnata da conflitti, mutamenti istituzionali e competizione tra potenze, pone interrogativi rilevanti per il presente dell’Europa.
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Il volume ricostruisce il percorso storico e politico dell’area, dalle eredità ottomane alle fratture del Novecento, fino alle dinamiche più recenti legate al processo di integrazione europea, offrendo una lettura globale delle sue traiettorie e delle più importanti linee di continuità e discontinuità. Intrecciando storia e geopolitica, il libro ne esamina il cammino verso l’Unione Europea, mettendone in luce ambiguità e limiti. L’allargamento emerge come un processo incerto, condizionato sia dalle fragilità interne ai paesi candidati sia da un contesto internazionale sempre più instabile e segnato da nuove tensioni sistemiche. Particolare attenzione è dedicata al ruolo degli attori esterni – UE, NATO, Stati Uniti, Russia e Cina – e alla competizione strategica che attraversa la regione. Ne risulta un quadro analitico che restituisce la complessità dei Balcani occidentali e la natura aperta delle loro prospettive di integrazione. "Non esiste un accordo universale su alcuni termini territoriali rilevanti per il libro e, naturalmente vale la pena di riconoscere che esiste anche l'area dei Balcani orientali, cioè Bulgaria e Romania. L'espressione Balcani orientali è usata raramente in letteratura (...). Il concetto di Balcani è una categoria soggettiva. Comunemente esso comprende un'area di cui fanno parte Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Grecia, Kosovo, Montenegro, (il territorio ora chiamato) Macedonia del Nord, Romania, Serbia e Slovenia. Tuttavia anche la definizione della regione dei "Balcani occidentali" è problematica. Nel nostro caso comprendono l'Albania e le ex Repubbliche jugoslave di Bosnia-Erzegovina, Croazia, Macedonia settentrionale, Montenegro, Serbia e Kosovo..."