L'interesse degli artisti per san Sebastiano, divenuto santo protettore contro la peste a partire dal XIV secolo, inizia dal V secolo e arriva fino a oggi, toccando pittura, scultura, letteratura, teatro, cinema e videoclip.
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Il volume analizza quattro modelli iconografici che si sono sviluppati nel tempo: un uomo anziano, con la barba e i capelli bianchi, nei secoli V-XIII; un arciere medievale dalle ricche vesti, nei secoli XIV-XV; un giovane seminudo – l’immagine più nota – legato a un albero o a una colonna, trafitto da frecce, nei secoli XV-XVI, con forme che vengono sempre più erotizzate nel corso del tempo; e infine, dopo il Concilio di Trento, disteso a terra e curato dalla vedova cristiana Irene per le ferite del primo martirio. Sebastiano ricompare, poi, nel Novecento come protagonista del dramma lirico di d’Annunzio e Debussy, Le martyre de Saint Sébastien, del film di Jarman, recitato in latino, Sebastiane, e di alcune campagne pubblicitarie, tra cui quella di Weber per Versace. È infine assunto dalla cultura gay come metafora del martirio dovuto all’esclusione e alla ripulsa sociale nei confronti di una comunità considerata deviante.