Costruire richiede energia e risorse; una volta creato, l’ambiente plasma il modo in cui interagiamo gli uni con gli altri.
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Ma quale dovrebbe essere l’aspetto di un contesto edificato in modo espressamente democratico? Dovremmo dare priorità a un processo inclusivo in cui il maggior numero possibile di cittadini possa decidere come progettare un edificio? Oppure si tratta piuttosto di capire in che modo l’architettura e gli spazi urbani possano rappresentare al meglio la democrazia per i cittadini, e come l’edilizia e la pianificazione urbana possano facilitare concretamente l’azione democratica da parte dei cittadini? In questo libro lo scienziato della politica Jan-Werner Müller offre una nuova e raffinata interpretazione dell’architettura e della democrazia, che attinge a esempi che vanno da Washington DC a Dhaka, dal Cairo a Berlino, dalla Roma antica e barocca alle viuzze di Napoli, senza trascurare gli edifici del ventennio fascista. Spaziando ampiamente tra filosofia politica, storia e design, Müller dimostra che unire architettura e democrazia comporta un beneficio inaspettato. Riflettendo da un lato sugli spazi costruiti – strade, palazzi, piazze, come recita il titolo – e sui simboli, e dall’altro sulla nostra concezione della democrazia, potremmo intravedere possibilità che prima non vedevamo: come creare spazi in cui i cittadini possano appropriarsi della politica.