Non sono state sempre il male, le sostanze in grado di potenziare e rendere più performante il corpo umano. In qualche caso hanno anche creato il paladino del bene assoluto. È il caso di Captain America, supereroe nato dalla fantasia di Stan Lee. Il soldato Steve Rogers, piccolo e mingherlino, non ha i requisiti per essere arruolato nell’esercito Usa.
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Ma una pozione scientificamente evoluta lo rende il campione della libertà. Una pozione che nella finzione è l’opposto di ciò che nella realtà i soldati nazisti ingurgitarono per non dormire, il Pervitin, che permise loro di attraversare le Ardenne e invadere la Francia. Nello sport moderno, dallo svenimento di Dorando Pietri al termine della maratona dei Giochi 1908 alla squalifica di tre mesi comminata a Jannik Sinner per “responsabilità oggettiva” nei confronti dei suoi collaboratori, il doping è sempre stato presente. Ha sconvolto vite come quelle delle atlete DDR negli anni ’80, ha minacciato di uccidere per sempre il ciclismo dopo il caso di Lance Armstrong e quello forse più drammatico di Ian Ullrich; è stato un fattore di destabilizzazione come nel caso del doping di Stato in Russia ai Giochi Invernali di Sochi. E ora gli Usa dell’era Trump, principali finanziatori della Wada, la contestata agenzia antidoping, potrebbero ridurre quei finanziamenti provocando conseguenze imprevedibili. C’è chi vuole organizzare le “Olimpiadi dei dopati” e chi sostiene che i campioni del futuro si costruiranno in laboratorio ancora prima della nascita. Fantascienza o realtà? Il libro coglie i segnali della Storia per tentare di immaginare a cosa andremo incontro.