La storia ci parla soprattutto di grandi personaggi e di grandi eventi. Questo libro parla invece di anonimi mercanti assiri e delle «scatole» che rendono possibile l’IA, di esploratori artici e di pirati caraibici, di ferrovieri ottocenteschi e di aziende spaziali; ma anche di come uno stretto come Hormuz possa trasformarsi nella valvola dell’economia globale.
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Raccontare il mondo raccontando come gli umani hanno spostato merci, persone, idee: è questa la sfida vertiginosa del nostro tempo. La logistica non è solo movimento di cose. È uno dei modi in cui società, imperi e corporation modellano lo spazio e il tempo, accorciano le distanze e ridisegnano la geografia. Questo libro ne ripercorre la storia: dalle reti paleolitiche dell’ossidiana alle supply chain contemporanee, dalle navi fenicie alle portacontainer, dai primi carri ai vettori spaziali. Ogni epoca è stata definita anche dal proprio orizzonte logistico. Le città della Mesopotamia crescono attorno a vie d’acqua capaci di produrre e distribuire surplus agricoli; Roma fa del Mediterraneo il centro di un grande dominio politico e commerciale; la Gran Bretagna del vapore ridisegna la scala del mondo; gli Stati Uniti fanno della velocità e della interconnessione l’ossatura del tardo Novecento; la Cina di oggi investe massicciamente in infrastrutture di trasporto per imporre la sua impronta a questo secolo. Guardare la civiltà attraverso la logistica significa osservarne la trama materiale: comprendere come la circolazione di persone e risorse, energia e informazioni abbia plasmato città e stati, politica ed ecologia, finanza e diritto. Significa anche interrogare il presente, perché dietro l’apparenza del mondo digitale continua a operare una vasta struttura fisica. È su di essa che poggia il nostro tempo ed è nelle sue tensioni che sta prendendo forma il prossimo.