Si farebbe prima a dire che cosa questo libro non è. Perchè compendia in sé con assoluta naturalezza una sorprendente quantità di ingredienti.
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Ci sono le ricette d'ogni Paese (il Medio Oriente e l'Africa vi compaiono con un affetto speciale) o di tempi perduti (la moresca amalfitana, quasi del tutto scomparsa), tutte sperimentate in prima persona, che solo a leggerle ci pare già di navigare tra Rabelais e Gadda, come accade con il succulento piatto festivo delle isole di Capo Verde, la Cacbupa rica. Egi non arretra davanti alla preparazione di un tabule, l'insalata libanese a base di grano bollito, per 50 persone. Piatti esotici convivono senza stridori con quelli in uso nella campagna torinese, come la minestra d'orzo periato con mentastro dei pranzi di famiglia in occasione dei funerali di morti giovani. Perché vengono di lontano, sono «il costoso elaborato delle ere», come direbbe appunto Gadda, sono testati da generazioni, fanno parte di una cultura non scritta che non è meno importante. Elaborazioni complesse si alternano ad altre di francescana semplicità e immediatezza. Ma oltre alle ricette ci sono gli abbandoni, le confidenze, le libere divagazioni di un'autobiografìa tenera e malinconica, fìtta di svelti ritratti, che alle ricette si intreccia e anzi ne costituisce una integrazione. Non è un di più, ma serve a mettere il lettore-spettatore-gourmet-cuoco nella giusta disposizione di spirito, ad approfondire oltre piatti e fornelli il dialogo con l'autore. È una novità, non ho memoria di libri dì cucina così combinati. La stessa cosa sì può dire delle poesie, un delicato canzoniere amoroso che si offre come un insieme di note al testo, la sua naturale estensione. Sono divagazioni a loro modo necessarie anche i box narrativi, che nascono da un'osservazione empatica e ironica, come quello dedicato alla cucina d'ospedale. O il racconto che evoca i panini con la frittata di erba di San Pietro che facevano alla stazione di Ceva negli anni '50. Altre sorprese vengono dalla gran copia di informazioni antropologiche, d'usi e costumi perduti, dai dettagli enciclopedici che spaziano dalla storia alla geografìa, e vengono lasciati cadere con noncbalance.