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1 / 1 utenti hanno trovato utile questo commento20/12/2017“Ribelli in fuga”, di Tommaso Percivale, è un libro di avventura. È ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, in una cittadina chiamata Pruneto e successivamente in una casetta in alta quota chiamata “Bric Polenta”. Il personaggio principale è Gianni, un ragazzo alto moro e robusto. È sempre pronto ad aiutare gli altri e si relaziona bene con tutti. Poi c’è Ettore, che il libro lo definisce così: “Piccolo e tarchiato, le sue gambe parevano pilastri. Anche il collo era robusto: abbastanza per sostenere un gran testone rasato e abbronzato”. Don Averno, il parroco della città, viene definito così dal libro: “Il vecchio Gufo era Don Averno, curato di Pruneto che organizzava il gruppo scout del paese. Portava i capelli pettinati all’indietro, e aveva due strisce brizzolate sulle tempie”. Poi ci sono altri personaggi, come Ines, Ciccio, Moreno, Filippo, Andrea, Etta, Adelaide, Biagio, Mina e altri più secondari. Il libro narra di un gruppo di ragazzi che sono gli scout della città di Pruneto. Sono “capitanati” da Don Averno, parroco della città. Un giorno arriva il regime che a sorpresa scioglie gli scout e proclama una nuova istituzione, i “Balilla”. Nessuno dei ragazzi ci vuole andare perché tutto questo lo hanno organizzato i fascisti, tranne Ettore, che è avvalso dalla voglia di potere. Alcuni ragazzi, tra cui Ines e Gianni, decidono di trasferirsi in una casetta lontano da tutto, per nascondersi. Qui, aiutati dalle famiglie, da amici e da Don Averno, trascorrono una serena vita. Finchè un giorno Ettore e un gruppetto di Balilla li trovano. Inizia un inseguimento alla James Bond. Arrivati ad un ponte, un Balilla fa partire uno sparo che provoca una valanga che travolge tutti. Il libro, poi, fa un salto di circa dieci anni. Ettore e i Balilla sono morti, mentre gli scout e Don Averno trascorrono il resto della loro vita nascosti dalla guerra in una casetta. Il lessico è molto antico, che ricorda la parlata dei nonni. I periodi sono brevi, semplici e con moltissimi dialoghi. Il ritmo del testo è lento, con pochi colpi di scena e ricco di descrizioni. Verso la fine c’è uno spostamento in avanti del libro. Il narratore è esterno ( terza persona). Secondo me Percivale voleva ricalcare la vita nel 1940, ossia ci voleva far capire quanto siamo fortunati ora rispetto a tempo fa. Riguardo ai comportamenti ci vuole far capire che non bisogna essere egoisti e sentirsi superiori agli altri. Il libro non mi è piaciuto molto perché era lento e trattava argomenti poco interessanti. Mi sono piaciuti, però, i personaggi e i loro pensieri. La storia era poco appassionante, ma il finale l’ho trovato diverso dalla solita monotonia dei libri.Hai trovato utile questo commento?
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